MARCHIONNE, LA SCHADENFREUDE E GLI HATERS

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Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani. Che sempre cani restano

 

 

Non è il primo personaggio pubblico, Sergio Marchionne, su cui si abbattono le ondate di odio social, in un momento buio della sua vita.

Chi non ricorda le montagne di letame inviate all'indirizzo di Nadia Toffa, quando si scoprì affetta da un tumore?

I tedeschi hanno un termine per definire il maligno godimento che taluni provano nel venire a conoscenza di una disgrazia capitata ad altri: Schadenfreude. Anche i greci antichi conoscevano il brivido di sadica gioia dell'esultare per le altrui sfortune, e lo chiamavano ἐπιχαιρεκακία (Epichairekakia). In latino i due termini vengono resi col sostantivo, meno preciso in verità, di Malevolentia

Coloro che provano questo tipo di sentimenti sono, con ogni evidenza, persone frustrate, che hanno una scarsa consapevolezza del proprio Sé e delle proprie potenzialità e si realizzano attraverso le mortificazioni altrui, soprattutto quando l'altro è percepito come più dotato e/o fortunato.

Le persone dotate di carisma ed empatia, invece, sono più portate a gioire dei successi altrui: avendo una buona considerazione di Sé, infatti, vedono nei trionfi degli altri un segnale della possibilità di realizzarsi e costruire, a loro volta, qualcosa di buono.

I social sono luoghi virtuali nei quali i frustrati e/o affetti da altre patologie della personalità trovano una tribuna dalla quale riversare in rete il loro fiele, e per essi si utilizza il termine Hater: odiatore. Trattasi, comunque, di tipologie umane conosciute dall'alba dei tempi e che ognuno di noi ha incontrato spesso sul suo cammino, soprattutto quando è riuscito in qualcosa di notevole, precluso ai più dalla loro accidiosa inettitudine. Gli odiatori abituali, professionali e per tendenza esistono da sempre nelle piazze reali, quelle virtuali hanno solo contribuito a dare una esatta definizione del fenomeno e a dimostrare che c'è in giro una gran quantità di falliti patologici e paranoici.

Passata la delusione che si prova nel rendersi conto che se ne hanno anche tra parenti, affini e persone a cui si ritiene di essere affettivamente legati, i malevoli vanno considerati esattamente per quello che sono: sventurati, sfigati - a voler usare un termine più moderno - a cui manca "il ben dell'intelletto". Se ne avessero, impiegherebbero il loro tempo per studiare, cercare il segreto delle buone performances altrui e migliorarsi. 

Quel che gli stolti, gli invidiosi ed i pigri chiamano fortuna, talora raccomandazione, quasi sempre è il risultato di un lungo e paziente lavoro, che non consente di perdere tempo nello spiare la vita altrui. Vale per Marchionne, figlio di un carabiniere che, sicuramente senza aiuti e raccomandazioni, consegue tre lauree e diventa uno dei manager più capaci ed influenti del mondo, e su scala minore per chiunque riesca a prodursi in qualcosa che ai più non riesce.

Ergo, invece di aspettare che ad altri tocchino le sciagure, per potersene inutilmente rallegrare, sarebbe più opportuno e proficuo prodigarsi ed applicarsi per migliorare la propria vita e le proprie prestazioni intellettuali e professionali. 

Sui cadaveri dei leoni - recita un detto arabo - festeggiano i cani, credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni, i cani rimangono cani.

Fermo restando che un manager è pagato anche per operare scelte impopolari, che sicuramente nella sua carriera - in Fiat e poi in FCA - non sono mancate, un solo Marchionne vale infinite volte più della somma degli haters senz'arte e senza parte che si affrettano in, queste ore, a vilipenderne nome ed operato, in attesa di avere un cadavere su cui, come cani, poter festeggiare.

 

Mariella Di Monte - Claudio Lecci

 

23 Luglio 2018

© Diritti riservati

 

 

 

LA SCRITTURA COME TERAPIA 

 

 

Chi vive in modo molto intenso i suoi giorni accumula certamente soddisfazioni e gioie, ma è inevitabile che le alterni a sconfitte e delusioni.

Col passare degli anni la messe degli eventi e delle conseguenze che hanno prodotto finisce per diventare ingente: qualcosa che non si può cancellare e, nello stesso tempo, che si vorrebbe poter trasmettere ad altri, perché possa essere loro di ausilio nell'affrontare determinate situazioni, talora di monito a non ripetere gli stessi errori.

Spesso si inizia a scrivere tenendo dei diari. La storia ne riporta alcuni che sono stati determinanti nel ricostruire periodi particolarmente importanti per la vita di milioni di persone. Valgano, per tutti, i diari di Galezzo Ciano, grazie ai quali si sono potuti indagare dall'interno gli anni più duri e funesti del ventennio fascista. 

Scrivere, dunque, è innanzitutto un'esigenza psicologica che l'uomo ha avvertito fin da secoli lontani e che le moderne neuroscienze indagano anche in aspetti particolari e patologici, come la disgrafia.

Attraverso lo scritto si possono esternalizzare e guardare dal di fuori le proprie emozioni, soprattutto quelle negative, da cui è indispensabile liberarsi, per evitare che divengano distruttive per sé e per chi ne è oggetto.

Lo sforzo di definire e trovare parole adeguate per il proprio stato d'animo induce a riflettere, a dare un senso agli eventi e una spiegazione alla concatenazione di cause ed effetti. Ciò depotenzia notevolmente le conseguenze spiacevoli dei vissuti negativi e ne ridimenziona gli strascichi psicologici di disagio.

Diversi studi scientifici mostrano i benefici del mettere nero su bianco le proprie esperienze stressanti e del poterle, in questo modo, oggettivizzare e rielaborare in modo più consapevole.

I moderni mezzi di comunicazione, soprattutto blog e social, consentono di interagire in questa direzione, offrendo strumenti di condivisione del pensiero che, se ben utilizzati, aiutano a comprendere che ogni situzione umana possibile è vissuta da più d'uno e che se ne può uscire.

La narrazione scritta, quindi, ha un'alta funzione terapeutica, sia che si manifesti in forma diretta, come pensiero prettamente autobiografico, sia che confluisca in costruzioni meno dirette, romanzate. Nessun romanzo, in effetti, è estraneo alla biografia del suo o dei suoi autori.

Attraverso la scrittura ci si esprime, si fa attività creativa, ci si reinventa, si creano mondi alternativi e a noi più congeniali, ci si libera di emozioni negative ed inibizioni di vario genere.

 

Ben venga la scrittura, dunque, in ogni forma e con ogni mezzo!

 

Claudio Lecci - Mariella Di Monte -14.07.2018 - © Diritti riservati 

 

 

 

 

 

 

 

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